Guendalina Urbani

Levia Gravia

A cura di Francesca Canfora e Roberto Mastroianni

Presso Galleria Umberto Benappi, Via Andrea Doria 10, Torino

Dal 16 dicembre 2021 al 29 gennaio 2022

Artisti: Gisella Chaudry, Sacha Turchi, Guendalina Urbani, Domenico Borrelli, Paolo Grassino, Carlo D’Oria

Levia Gravia è una collettiva di arte contemporanea, a cura di Francesca Canfora e Roberto Mastroianni, organizzata e ospitata dalla galleria Umberto Benappi Arte Contemporanea di Torino (16 dicembre 2021 – 29 gennaio 2022), che presenta un dialogo intergenerazionale tra differenti poetiche, pratiche e sperimentazioni. In mostra tre artisti, ormai consolidati protagonisti della scena nazionale e internazionale (Paolo Grassino, Domenico Borrelli, Carlo D’Oria), e tre giovani e promettenti artiste emergenti (Gisella Chaudry, Sacha Turchi, Guendalina Urbani) mettono in scena un confronto tra approcci differenti, ma complementari, che pongono al centro la scultura intesa come pratica narrativa e sperimentazione sui materiali, le forme, le tecniche e i linguaggi del contemporaneo.

Leggerezza, peso, movimento, equilibrio, forma, flusso e struttura diventano così soggetto e oggetto di un’operazione allestitiva e curatoriale, tesa a valorizzare un dialogo artistico che pone al centro la scultura nelle sue recenti evoluzioni e le differenti prospettive di genere, cultura e stile di cui i sei artisti sono portatori.

In questa prospettiva, Levia Gravia, delle cose leggere e delle cose pesanti, intende indagare, attraverso la presentazione di alcune recenti opere scultoreo installative, la dimensione plurale del reale e degli sguardi che su di esso si pongono al fine di afferrare, conoscere e comprendere il costituirsi di un mondo condiviso, in cui le narrazioni sociali, culturali e morali devono fare i conti con le differenza di genere, di classe e cultura e con la molteplicità delle forme e dei materiali, articolando quell’ossimoro che tiene insieme leggerezza e pesantezza e che caratterizza la presenza dell’umano nel mondo, in cui il “pesante” e il “leggero” convivono completandosi senza escludersi a vicenda.

Cos’è Levia Gravia? In principio è un ossimoro, l’accostamento di due termini in contrapposizione, che tiene assieme il “grave” e il “lieve”, rimandando a quell’espressione latina, Levia Gravia (dagli aggettivi levis e gravis, entrambi con lo stesso significato giunto a noi nella lingua italiana), divenuta famosa per il titolo di una raccolta di poesie di Giosuè Carducci, pubblicata nel 1867 e ispirata a un verso dei Tristia di Ovidio, che indicava le cose leggere per sentimento, ma pesanti (difficili) da fare. In questa mostra l’espressione diventa cornice e contenitore di esperienze concettuali e pratiche artistiche, presentando una narrazione plurale e corale di natura esistenziale. L’ossimoro, figura retorica tra le più intriganti che la lingua possa utilizzare, diventa pertanto concetto operativo e curatoriale e viene utilizzato nella sua valenza metaforica ed enfatica, al fine di attirare l’attenzione dell’interlocutore e del fruitore e, al contempo, delineare lo spazio di una dimensione sospesa e senza nome, in cui è costretto a muoversi l’umano. La dimensione antropologica si trova, infatti, sempre circoscritta dalla pressione della pesantezza del reale (l’ambiente, la pressione delle pulsioni e degli stimoli, le impressioni, gli ostacoli, i pericoli del materico,…) e dalla leggerezza di aspirazioni, desideri, sogni, necessità, emozioni, progetti, facendo dell’uomo un animale teso tra l’immanenza e la trascendenza e sospeso in  una dimensione simbolica e linguistica capace di mettere in forma il mondo. Il concetto espresso dal titolo, per quanto soggetto a molteplici interpretazioni e diverse sfumature, rimanda pertanto a quell’insieme possibile e necessario, reale e immaginario di “cose lievi” e “cose gravi” che convivono nel mondo umano e che danno forma alla dimensione antropologica individuale e collettiva. Le opere in mostra danno così vita a una narrazione figurale, in cui il lieve e il grave diventano cifra espressiva e poetica di artisti di diversa età, formazione e poetica che nella loro carriera hanno portato avanti una ricerca su forme e materiali, al fine di restituire inquietudini e aspettative dell’umano singolo e associato nella condizione socio-storica attuale e nella dimensione esistenziale generale che costringe questo animale, precario e fragile, a rapportarsi con un ambiente ostile facendolo diventare un mondo ospitale e abitabile.

Lieve e grave, attributi di norma legati in modo stretto alla materia, al dato fisico, corporeo ed empirico, diventano così concetti operativi per dare forma a sculture e installazioni che travalicano la dimensione prettamente materiale e fisica della realtà, diventando emblematiche di una condizione antropologica e ontologica dell’intersoggettività e della realtà.

I due differenti aspetti della materia risultano qui, in modo astratto e ideale, equivalenti e paritetici, mostrando come il progresso e i cambiamenti socio-storici abbiano portato le arti contemporanee a esplorare linguaggi, materiali e forme che hanno superato la concezione tradizionale della scultura, storicamente associata a materiali “pesanti” e pregiati, in direzione di una metaforica “levitazione”, che attraverso l’uso delle nuove tecnologie e di materiali innovativi hanno impresso una svolta alla pratica scultorea, sancita in via definitiva dalle avanguardie storiche. Ciò permette di articolare una fisionomia della scultura caratterizzata da tratti installativi che prediligono accostamenti, accumulazioni e assemblage di materiali differenti, anche lievi, delicati e impalpabili come un soffio. La scultura ha iniziato così a cambiare forma e perdere peso in modo legittimo, mantenendo però inalterato il suo valore e la sua densità simbolica e significante; intercettando questa traiettoria diviene interessante indagarne le recenti evoluzioni, aprendo un confronto e un dialogo tra artisti e artiste di generazioni differenti.

In questa prospettiva, tre scultori mid-career – Paolo Grassino, Domenico Borrelli e Carlo D’Oria – da sempre dediti a una scultura in cui massa e peso hanno giocato un ruolo di primo piano, sono qui affiancati da tre promettenti artiste emergenti – Gisella Chaudry, Sacha Turchi e Guendalina Urbani – che hanno assunto come principi cardine levità e delicatezza. In entrambi i casi, siamo di fronte a un’indagine sul senso della presenza umana nel mondo, sulla dimensione antropologica e sulle forme dell’espressione che permettono agli artisti di indagare l’inquietante, fragile e precaria condizione umana (Grassino e D’Oria), la dimensione strutturale della realtà e della corporeità (Borrelli, Grassino e D’Oria), le forme della realtà nel loro divenire e nella loro emersione simbolica (Chaudry, Grassino, D’Oria) e l’indagine sul movimento, la leggerezza dei materiali e la densa potenza simbolica del linguaggio e dei segni (Chaudry, Turchi, Urbani), che danno forma al nostro mondo condiviso. Tutti gli artisti presenti in mostra hanno sperimentato nella loro pratica e nella loro carriera materiali e tecniche differenti per rispondere alla sfida di rendere, con i linguaggi del contemporaneo, sensata e significativa la presenza dell’azione umana, sia nei suoi elementi strutturali ed esistenziali, sia nei sui elementi socio-storici, culturali e intersoggettivi.

Argomenti di ampia trattazione da parte della fisica e delle scienze dure, “peso” e “leggerezza” vengono qui interpretati e adottati come elementi caratteristici della nostra condizione socio-storica. Dallo studio sulla “caduta dei gravi” e dal “principio di equivalenza” di Isaac Newton e Galileo Galilei fino alla teoria sulla “relatività generale” di Albert Einstein, il rapporto tra gravità, pesantezza, leggerezza, movimento, energia e tempo si presenta come uno degli elementi fondamentali che determinano leggi e strutture della realtà. Nonostante le differenze di peso, elementi leggeri e pesanti (ex. una piuma o una palla di cannone) in assenza di atmosfera, e dunque di attrito, sono sottoposti alla stessa velocità di caduta, risultando quindi la loro opposizione/distinzione solamente relativa al contesto e non assoluta.  I due differenti aspetti della realtà (pesantezza e leggerezza) se sottoposti a differenti condizioni, manifestazioni e possibilità, in modo astratto e ideale, possono essere considerati equivalenti e paritetici. In modo traslato la nostra condizione tardo moderna si caratterizza per la consapevolezza che opposti, differenze, flussi e strutture convivano in modo dinamico, conflittuale e organico, a tal punto che Italo Calvino, nelle Lezioni americane, li abbia fatti diventare emblematici della contemporaneità, consegnandoceli come spunti di riflessione e meditazioni per il nuovo Secolo, che noi ci troviamo ad abitare. Su questi e altri temi, che prendono e prenderanno forma nella mente dei fruitori, questa mostra vuole portare l’attenzione, presentando una selezione di opere e temi che caratterizzano la poetica dei sei artisti, nei loro recenti sviluppi.

“Lieve” e “grave” smettono, dunque, di essere attributi legati in senso stretto alla materia e assumono una valenza metaforica capace di diventare concetto operativo e organizzatore di una poetica plurima e di una struttura espositiva che presenta in immagini la complessità del reale e della nostra contemporaneità. Il percorso espositivo prova, pertanto, a dare forma a una complessa narrazione figurale che racconta quello spazio indefinito tra “cose leggere” e “cose pesanti” che dà vita allo spazio esistenziale dell’uomo, indagandone strutture, forme ed evoluzioni.