Guendalina Urbani

Out of space

A cura di Porter Ducrist

Presso Spazio In Situ, Via San Biagio Platani 7, Roma

Dal 27 ottobre al 4 ottobre 2018

Artisti: Sveva Angeletti, Christophe Constantin, Marco De Rosa, Federica Di Pietrantonio, Chiara Fantaccione, Roberta Folliero, Andrea Frosolini, Francesco Palluzzi, Daniele Sciacca, Elisa Selli, Guendalina Urbani

Out of space, fuori dallo spazio, fuori dal proprio spazio, fuori luogo, in periferia; ancora nel linguaggio informatico, fine dello spazio di archiviazione dati. Con questa mostra Spazio In Situ inaugura altri cinque studi d’artista, presentati sotto il nome di Spazio In Più.

Come altre volte in passato, il vero protagonista della mostra è il contesto, all’interno del quale gli artisti intervengono con sottolineature leggere. Un artist-run space è uno spazio in periferia rispetto al Sistema dell’Arte; in questo caso però la periferia è anche geografica e su tale aspetto giocano questi artisti che, a ogni inaugurazione, sfidano le distanze e invitano il pubblico a uscire dai confini del circuito ufficiale di musei e gallerie per approdare nel quartiere di Tor Bella Monaca.

Questa mostra su due livelli apre un nuovo capitolo, una nuova narrazione; il Tempo è di nuovo co-protagonista e le opere, volutamente in ombra rispetto al luogo che abitano, dialogano con quest’ultimo e tra di loro, mentre noi siamo inconsapevolmente partecipi di un’attesa, con la temporalità straziante e soggettiva che essa comporta. La mostra parte dall’assunto che ciò che vediamo all’interno di un luogo espositivo sia necessariamente arte. Quest’ultima è però mostrata senza sfarzi e senza sforzi, nella sua condizione di oggetto; l’intervento dell’artista in alcuni casi è appena percettibile e questa presenza così labile è la chiave di lettura dello spazio.

Le opere ci spingono così a riconsiderare il contesto in termini nuovi, senza cercare rifugio nelle forme o nelle rassicuranti categorie che solitamente incasellano le opere d’arte. Alla domanda “cosa ho davanti?” non c’è risposta perché l’unico interrogativo al quale questi artisti vogliono attualmente rispondere è “dove sono?”; ogni intervento è quindi pensato per rivendicare l’identità forte che Spazio In Situ ha costruito nel corso di questi due anni di attività. Lavorando in funzione del contesto che non è solo quello interno alle quattro mura, ma anche il quartiere, la città, con le proprie caratteristiche e problematiche, ogni artista sposta l’attenzione su ciò che solitamente è cornice, contenitore. L’inutilità del gesto artistico è rivendicata con forza attraverso operazioni che rifiutano interpretazioni poetiche e si rivolgono unicamente alla realtà, con le sue molteplici e contraddittorie sfaccettature.

Out of Space non è un tentativo ingenuo di sovvertire le leggi del mercato, anzi. La mostra è una lettura lucida dello spazio, reale e virtuale nel quale l’opera compie il suo ciclo vitale. Gli artisti, attraverso movimenti impercettibili, modulazioni di luce, messe in scena, artifici apparentemente inutili, disegnano davanti ai nostri occhi la scenografia di un luogo che, pur essendo fortemente radicato alla realtà, è contenitore di finzione.

Il tempo che abitiamo è sospeso, in attesa di un nuovo episodio.

Alessandra Cecchini